NORME E TRIBUTI MESE

"Madre-figlia", l'esenzione da ritenuta dei dividendi non esclude il credito d'imposta convenzionale

Le sentenze della Cassazione 13845 e 20646 del 2021 chiariscono che una società estera può beneficiare del credito d’imposta previsto dal regime convenzionale dei dividendi, formulando una opzione di rimborso anche in epoca successiva alla percezione dei dividendi già esentati dalla ritenuta alla fonte domestica di cui alla direttiva Madre-Figlia, purché all’erogazione del rimborso vi sia l’applicazione della ritenuta tanto sull’ammontare del credito d’imposta, quanto sull’ammontare dei dividendi distribuiti alla società madre. Nonostante la questione sia destinata a perdere rilevanza in virtù dell'abolizione dal 2004 del credito d'imposta sui dividendi, le pronunce meritano di essere accolte favorevolmente poiché rappresentano la possibilità di risoluzione di controversie ancora pendenti.

di Giancarlo Senese e Aurora Renga

Investimenti in titoli quotati di società di capitali, la tassazione di dividendi e plusvalenze

Il progressivo aumento della tassazione degli utili distribuiti in capo al socio percettore che non opera in regime di impresa, accompagnato dalla progressiva riduzione dell’aliquota Ires e da incentivi volti alla patrimonializzazione delle imprese (Ace, limitata deducibilità degli interessi passivi…) hanno portato molte società di capitali ad accumulare disponibilità finanziarie. Tra le possibili allocazioni delle risorse finanziarie eccedenti si esamina quella dell’investimento azionario in titoli quotati che presenta un inquadramento fiscale di non facile individuazione nonché mutevole in funzione della classificazione in bilancio e del periodo di detenzione dei titoli. Pur con queste premesse, in numerosi casi, l’investimento azionario può beneficiare di un’imposizione vantaggiosa in particolare se rivolto a titoli quotati di società italiane.

di Stefano Vignoli

IVA

Esenzione Iva sui servizi educativi e sportivi, spunti critici dalla giurisprudenza europea

Tutte le esenzioni fiscali, ivi comprese quelle nell’ambito dell’Iva, sono considerate criteri in deroga alle regole ordinarie del tributo e pertanto non sono suscettibili di interpretazioni estensive ma solo sistematiche. Le sentenze della Cgue in questo ambito sono rette da tali principi. Anche l’Amministrazione finanziaria italiana ha prodotto documenti di prassi, che giungono talora a conclusioni dissenzienti, e introducono regole non previste dalla direttiva, che prescrive soltanto la qualificazione del prestatore del servizio. Ulteriori elementi di disturbo sono dati dal mancato recepimento delle esenzioni per determinate associazioni non lucrative, impropriamente attuate come esclusioni soggettive, e dall’inserimento in quattro voci dell’articolo 10, legge Iva, della condizione di Ente del Terzo settore non commerciale, che porta ad escludere l’esenzione per le imprese sociali, in un contesto che invece la mantiene per le imprese lucrative.

di Raffaele Rizzardi

IVA

Veicoli elettrici, il trattamento Iva delle operazioni connesse alla ricarica

Lo sviluppo della mobilità elettrica risulta procedere speditamente, coerentemente con gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione promossi a livello mondiale ed in particolare dell’Unione Europea. L’innovazione tecnologica, che ha portato ad una sempre maggiore durata delle batterie, e quindi ad una maggiore distanza percorribile, consente un incremento della diffusione delle auto elettriche e la conseguente necessità di inquadrare il fenomeno delle operazioni di ricarica anche da un punto di vista tributario, in modo uniforme nei differenti Stati. In particolare, da un punto di vista Iva, si dibatte se le operazioni di ricarica debbano essere qualificate come “cessioni di energia” o “prestazioni di servizi”. Una qualificazione in un senso o nell’altro comporta, infatti, una diversa modalità di applicazione dell’Iva, stante i diversi criteri di individuazione del luogo in cui si considera effettuata l’operazione.

di Luca Lavazza e Luca Ghelli

Accertamenti bancari, i prelevamenti degli imprenditori individuali in contabilità semplificata

La Commissione tributaria provinciale di Arezzo con l’ordinanza del 26 aprile scorso ha rimesso alla Corte costituzionale la questione della legittimità dell’equazione prelevamenti non giustificati-ricavi dell’imprenditore individuale, che accompagna gli accertamenti basati su indagini finanziarie. Si tratta di un tema che, dopo la prima sentenza della Corte costituzionale del 2014 che aveva annullato i prelievi per i professionisti, era rimasto incompiuto. In attesa dell’esito del relativo giudizio costituzionale da parte della Consulta e delle relative motivazioni, le questioni e i dubbi sollevati dal giudice a quo sul tema, sempre molto controverso in dottrina e giurisprudenza, meritano attenzione e possono ritenersi, per certi versi, condivisibili.

di Lorenzo Lodoli e Benedetto Santacroce

Accertamento parziale, atto che deve essere limitato ad elementi certi di evasione

L’introduzione dell’istituto dell’accertamento parziale da sempre risponde alla sola esigenza dell’Amministrazione di procedere all’accertamento quando risultano elementi (certi) che consentono immediatamente di stabilire l’esistenza di un reddito non dichiarato (o di corrispettivi non dichiarati per l’Iva), senza necessità di verificare la posizione complessiva del contribuente (da qui anche il nome di “accertamento parziale”). Così non si possono che condividere le conclusioni dell’ordinanza 29036 del 20 ottobre scorso della Corte di Cassazione in base alla quale l’attività valutativa compiuta dagli Uffici non può risultare oggetto di un atto di accertamento parziale.

di Dario Deotto

Srl, nuovo interesse per la trasparenza fiscale

L’articolo 116 del Tuir regolamenta la possibilità per le Srl di adottare per opzione il regime di trasparenza fiscale ovvero di tassazione del reddito imponibile in capo ai soci. L’istituto, pur non essendo di nuova introduzione, sta suscitando un nuovo interesse per la flessibilità d’impiego che specie in una economia post-Covid è un elemento da valutare. Dopo una breve cronistoria ci si focalizza sui molteplici impieghi di questa opzione.

di Stefano Mazzocchi

Conferimento d'azienda, il trattamento del goodwill per i soggetti Oic adopter

L’avviamento può essere iscritto nell’attivo dello stato patrimoniale del bilancio d’esercizio solo se acquisito a titolo oneroso. Tale circostanza può verificarsi a seguito di operazioni straordinarie, tra cui anche il conferimento d’azienda. Gli elementi patrimoniali (attivi e passivi) trasferiti alla società conferitaria devono essere “presi in carico” nella sua contabilità, a fronte della contabilizzazione dell’aumento del capitale sociale (e dell’eventuale riserva sovraprezzo). Il conferimento d’azienda non è specificamente disciplinato dal Codice civile né è trattato dai principi contabili nazionali. Pertanto, trovano applicazione, per l’analisi che segue, le disposizioni in tema di conferimento di beni in natura.

di Maurizio Nastri e Marco Volante e Marco Piazza

Impresa sociale, definiti computo dei ricavi e modalità di coinvolgimento dei lavoratori

Con i recenti decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale inizia a delinearsi l’ambito operativo delle imprese sociali. Due gli aspetti da tenere a mente: i limiti quantitativi necessari per rispettare il requisito della prevalenza nello svolgimento di attività di interesse generale e le modalità di coinvolgimento di lavoratori e ad altri soggetti. In questo modo, le realtà che vorranno assumere la qualifica di impresa sociale, dovranno prestare attenzione ai paletti attraverso cui misurare il “peso” delle proprie attività di interesse generale rispetto a quelle complessive mantenendo il rapporto minimo del 70 per cento. Accanto a ciò, bisognerà prevedere nello Statuto delle efficienti modalità di coinvolgimento dei lavoratori e degli stakeholder all’interno dell’impresa sociale.

di Gabriele Sepio e Ilaria Ioannone

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