NORME E TRIBUTI MESE

Aggregazioni under common control, l'informativa di bilancio

Nel corso del mese di novembre 2020 lo Iasb ha pubblicato un documento intitolato “ Ifrs Standards Discussion Paper DP/2020/2, Business Combinations under Common Control ” (DP/2020/2) in cui sono prese in esame eventuali nuove prescrizioni che in un’operazione di aggregazione under common control devono essere rispettate dall’istituto a cui è trasferito il controllo di uno (o più) business ( receiving company ). Il fine perseguito dal DP in esame consiste nel migliorare l’informativa di bilancio che contraddistingue questo cluster di operazioni, con riferimento alla receiving company . Dopo il richiamo agli obiettivi del DP/2020/2, sono analizzati i punti di cui si è discusso per definire il metodo di misurazione idoneo a rilevare contabilmente, nel bilancio della società ricevente, le attività e passività oggetto di acquisizione.

di Marco Piazza e Maurizio Nastri e Marco Volante

La sospensione quinquennale delle riduzioni di capitale per perdite

Tra i diversi provvedimenti emergenziali emanati nel 2020 e finalizzati al sostegno delle imprese e della continuità aziendale, una misura estremamente importante è quella contenuta nell’articolo 6 del decreto liquidità, completamente riscritta dalla legge di bilancio 2021, che prevede una sorta di periodo di grazia quinquennale per le perdite del bilancio 2020 ai fini della applicazione delle norme codicistiche sulla riduzione del capitale per perdite. Alcuni passaggi della disposizione hanno sollevato incertezze interpretative su cui si è autorevolmente pronunciata Assonime nella circolare 3 del 2021. 

di Luca Gaiani

Saldo attivo, la rivalutazione contabile-civilistica

Uno dei temi più tecnici e più interessanti di tutta la manovra che prende il nome di "rivalutazione dei beni d'impresa" è la gestione del saldo attivo, cioè di quella contropartita patrimoniale che è strettamente correlata all'incremento del valore del bene ottenuto tramite, appunto, la rivalutazione dei beni. Cosa sia il saldo attivo dal punto di vista contabile, societario e fiscale è questione diventa di scottante attualità se si considera che recentemente la Corte di Cassazione è intervenuta su questa posta di bilancio, quando essa si crea a seguito della rivalutazione meramente civilistica, con una pronuncia (ordinanza 3440 dell'11 febbraio scorso) che ha disorientato molti operatori.

di Paolo Meneghetti

IVA

Reverse charge, regole e patologie

L’assolvimento dell’imposta da parte del cessionario o committente in luogo del cedente o prestatore è nato per ridurre l’evasione nei settori ad elevato valore aggiunto, e si è sviluppato con gli acquisti intracomunitari. Si è però rivelato come una delle fonti di innesco delle frodi carosello, che iniziano con un acquisto senza pagare l’Iva al fornitore. La progressiva estensione del regime ha poi generato non pochi dubbi, con il conseguente rischio di errori, che possono dar luogo a sanzioni e compromettere il diritto di detrazione. Il positivo sviluppo della fatturazione elettronica dovrebbe portare a circoscrivere questa anomala individuazione del debitore d’imposta.

di Raffaele Rizzardi

IVA

Holding miste, detraibilità per l'acquisto di partecipazioni anche senza buon fine

La Corte di giustizia dell’Unione europea si è pronunciata in diverse occasioni in merito alla detrazione dell’Iva relativa ai costi riferiti a transazioni in conto capitale o all’acquisto di partecipazioni (c.d. “ acquisition costs ”). Nella sentenza relativa alla causa C-42/19 (Sonaecom SGPS SA), i giudici eurounionali confermano la detraibilità dell’Iva relativa agli acquisition costs , anche in caso l’acquisto di partecipazioni non vada a buon fine, purché vi sia l’intenzione di effettuare una attività economica soggetta ad Iva. La detrazione non è, invece, ammessa nel caso in cui tale intenzione si modifichi e la holding mista effettui prestazioni esenti.

di Davide Accorsi e Alessia Angela Zanatto

Cessione d'azienda e di ramo d'azienda, orientamenti recenti sulla rilevanza ai fini Iva

Non si possono fissare aprioristicamente, in via generale ed astratta, quali e quanti beni e rapporti siano necessari a costituire il nucleo indispensabile per determinare l'esistenza di un'azienda, o di un ramo di essa, in riferimento ad un’operazione di cessione. A tali fini occorre considerare non solo il complesso di beni ma anche i legami giuridici e di fatto esistenti tra gli stessi, nonché la destinazione funzionale del loro insieme. Pertanto, assume particolare importanza al riguardo l’interpretazione espressa sul piano della prassi e della giurisprudenza diretta a definire il difficile confine tra cessione di una pluralità di beni e cessione d’azienda che implica, ai fini Iva, l’assoggettabilità o meno all’imposta. Sul tema è intervenuta, da ultima, l’Amministrazione finanziaria che, con le risposte ad interpello 546 e 574 del 2020, ha qualificato l’operazione quale cessione d’azienda, mentre, con le risposte 108 e 149 del 2021, ha deciso in senso opposto.

di Anna Abagnale e Benedetto Santacroce

Donazioni, in sede di successione non si applica il coacervo

La Cassazione con la pronuncia 727 del 19 gennaio scorso, che si inserisce in un orientamento che va consolidandosi, ha ritenuto non applicabile all'imposta di successione l'istituto del coacervo. Detto istituto era diretto a evitare che con precedenti donazioni si anticipasse la successione al fine di applicare un'aliquota progressiva, ai fini dell'imposta di successione, più bassa. Per l'effetto, veniva maggiorato il valore globale netto dei beni e dei diritti conseguiti da ciascun erede o donatario di un importo pari al valore complessivo attuale di tutte le donazioni fatte dal defunto allo stesso erede e incrementate le singole quote ereditarie e i singoli legati per un importo pari al valore attuale delle donazioni fatte dal de cuius a ciascun erede o legatario. L'eliminazione delle aliquote progressive nella disciplina dell'imposta di successione ha implicitamente abrogato l'istituto del coacervo.

di Francesco Falcitelli

Natura impugnatoria e dispositiva del processo tributario, i limiti al potere sostitutivo del giudice

La natura impugnatoria e dispositiva del processo tributario conduce, fisiologicamente, alla delimitazione dei poteri dei giudici tributari che devono porre alla base delle proprie decisioni le sole prove addotte dalle parti, nonché i fatti non specificatamente contestati. Il potere sostitutivo dell’organo giudicante, invocato dalla teoria dell’impugnazione-merito, è attuabile solo nel limite delle domande poste dalle parti. In specie, l’esercizio dei poteri d’ufficio, da parte delle Commissioni tributarie, è delimitato, da un lato, dalle ragioni di fatto e di diritto esposte nell’atto impositivo e, dall’altro lato, dagli specifici motivi dedotti nel ricorso introduttivo dal contribuente. La sentenza 4/2021 della Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia, apprezzabile sotto diversi aspetti è, altresì condivisibile, a fini della presente analisi, ove evidenzia che il processo tributario presenta, nell’ipotesi di annullamento parziale, natura di impugnazione-merito.

di Francesco Falcone e Alessandra Kostner

Checklist Assirevi, un supporto per le novità dei bilanci 2020

I cambiamenti nelle norme italiane ed internazionali sul bilancio d’esercizio e consolidato richiedono un costante sforzo di apprendimento ed aggiornamento da parte degli operatori di bilancio. Per supportare i soggetti coinvolti nella redazione e nel controllo del bilancio, l’Associazione italiana revisori contabili (Assirevi) ha predisposto l’aggiornamento annuale delle liste di controllo. L’utilizzatore delle liste di controllo dispone di uno strumento che riepiloga in maniera dettagliata in un unico documento tutti i principi applicabili nella redazione del bilancio per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2020.

di Luca Magnano San Lio e Francesco Cuzzola

Crediti delle procedure concorsuali, l'utilizzo da parte del curatore

Sulla controversa questione relativa alla circolazione dei crediti nelle procedure concorsuali sono recentemente intervenute le Sezioni Unite della Suprema Corte. Il principio affermato è rilevante: la cessione del credito di imposta Ires/Irpef in seno alla procedura fallimentare non richiede la presentazione della dichiarazione dei redditi da parte del curatore (sentenza 2608 del 21 febbraio). Quello che importa – afferma il Supremo Consesso – è che il credito sia certo; e il credito diventa certo quando si verifica la chiusura delle operazioni di liquidazione Permangono le difficoltà operative relativamente al prezzo della cessione, con il curatore spesso costretto a spuntare un corrispettivo di gran lunga inferiore al valore nominale del credito.

di Fausta Brighenti

loader