NORME E TRIBUTI MESE

Attività economica nuova o innovativa: l'impatto sulle agevolazioni

Nel panorama fiscale nazionale, le agevolazioni di recente introdotte sono incentrate sulla necessità che, a fronte del riconoscimento, vi sia da parte del neo soggetto passivo l’avvio di una nuova “attività economica”. Questo comporta per l’operatore la necessità di approfondire in modo sistematico gli elementi che contribuiscono a classificare un'attività come nuova o come prosecuzione di una già svolta. Elemento centrale diviene allora l'analisi dell'organizzazione, partendo dalla quale è possibile comprendere che tipo di attività è posta in essere o sarà realizzata. Non stupisce allora che fra le principali novità fiscali due siano quelle che più “soffrono” rispetto al tema in questione: la flat tax per le persone fisiche e il credito d’imposta per ricerca e sviluppo.

di Stefano Mazzocchi

Costo dei beni in ingresso: il "valore di mercato" al centro delle nuove norme

L’articolo 3 del Dlgs 29 novembre 2018, n. 142, ha modificato la disciplina prevista dall’articolo 166-bis del Testo unico delle imposte sui redditi in merito ai valori fiscali di ingresso al fine di conformarla alla c.d. direttiva Atad, prevedendo ora che il costo fiscale dei beni o delle aziende “provenienti” dall’estero in seguito ad una operazione straordinaria, un trasferimento di sede o un trasferimento interno di attivi, è pari al rispettivo “valore di mercato”. Tale valore è determinato con riferimento alle condizioni e ai prezzi di libera concorrenza, tenendo conto, qualora si tratti di valore riferibile a un complesso aziendale o a un ramo di azienda, del valore dell’avviamento, da calcolare tenendo conto delle funzioni e dei rischi trasferiti.

di Marco Piazza e Monica Laguardia

IVA

Le variazioni in diminuzione tra direttiva Ue, leggi nazionali e giurisprudenza

Il diritto ad operare la variazione in diminuzione, relativa a fatture già emesse, allo scopo di evitare che il soggetto di imposta rimanga inciso dal tributo su un corrispettivo non riscosso, è tema articolato. Nel caso contrario risulterebbe violato il principio fondamentale della neutralità dell’imposta sul valore aggiunto, che non deve gravare sul cedente dei beni o prestatore dei servizi. L’Iva è un tributo complesso, che coinvolge nella sua applicazione il soggetto di imposta – da noi distinto tra imprenditore e lavoratore autonomo – il cliente, con l’ulteriore distinzione tra soggetti passivi e non (i c.d. “privati”), e l’erario. Per l’esatta comprensione delle considerazioni che seguono occorre tener ben presente la natura dei rapporti: tra fornitore e cliente sono regolati dal diritto civile, sia nella fase preliminare dell’operazione soggetta ad Iva (di regola la fonte primaria è un contratto), sia nella eventuale patologia del rapporto; tra soggetti di imposta e erario sono regolati dal diritto tributario.

di Raffaele Rizzardi

IVA

Il regime Iva e reddituale degli omaggi: un vademecum delle cessioni gratuite

Ai fini Iva, si parla di omaggi non solo relativamente alle “cessioni gratuite di beni”, imponibili a Iva se relativi a “beni propri” e non soggette a Iva per i “beni non propri”, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, n. 4, Dpr 633/1972, ma anche, in maniera tecnicamente impropria, per i “beni ceduti” contrattualmente “a titolo di sconto, premio o abbuono”, che sono sempre esclusi da Iva, ai sensi dell'articolo 15, comma 1, n. 2, Dpr 633/1972. Ai fini dei redditi, invece, per omaggi si intendono soprattutto i beni (propri o non) “distribuiti gratuitamente” nelle “cessioni gratuite di beni”, i cui acquisti sono classificati tra le spese di rappresentanza, ai sensi dell’articolo 108, comma 2, Tuir. Pertanto, sono completamente deducibili se di “valore unitario” non superiore a 50 euro; diversamente devono rispettare i requisiti di inerenza e congruità, stabiliti dal decreto 19 novembre 2008.

di Luca De Stefani

Il contraddittorio nell’accertamento parziale e integrativo

Le attività di accertamento operate dall’agenzia delle Entrate sono inevitabilmente ricomprese all’interno di determinati confini temporali. Tenuti in debita considerazione i principi generali costituzionali e i postulati primari dello Statuto dei diritti del contribuente, è necessario considerare che le attività di verifica tributaria e di accertamento propriamente detto devono essere realizzate senza pesare infruttuosamente sui contribuenti e senza reiterare le verifiche fiscali già portate a termine. Tuttavia, il nostro ordinamento prevede la possibilità di procedere all’accertamento in relazione a ipotesi differenti ma afferenti al medesimo periodo di imposta, ovvero di “riaprire” l’accertamento integrandolo, in un secondo momento, in presenza di informazioni ulteriori rispetto a quanto originariamente acquisito.

di Roberto Bianchi

Enti locali: le possibili alternative per la valutazione delle partecipazioni

Enti locali al banco di prova della contabilità economico-patrimoniale. La complessa attuazione delle nuove regole contabili unitamente alla confusione normativa e agli annunciati ma non definiti rinvii dell’adozione impegna gli enti, in queste settimane, nell’implementazione della nuova modalità di rendicontazione. La valutazione delle partecipazioni degli enti in società e organismi controllati e partecipati rappresenta una tra le più importanti novità che impattano sia a livello contabile sia a livello informativo, anche in ragione della rilevanza ai fini della predisposizione del bilancio consolidato. Si tratta di un primo passaggio fondamentale verso l’adozione dei principi contabili internazionali per la pubblica amministrazione (Ipsas) con i quali gli enti nei prossimi anni dovranno confrontarsi in un processo di accountability per l’uniformità dei bilanci in ottica europea e internazionale.

di Anna De Toni

Rendiconto finanziario: verso una costruzione più "sapiente" guardando alla crisi d'impresa

Documento di maggior rilievo per indagare i fatti di gestione, il rendiconto finanziario è stato ed è spesso vissuto da molti come adempimento formale, cui dare seguito con un semplice adeguamento del software di elaborazione della nota integrativa. Ora però che l’Oic ha dedicato un principio contabile ad hoc , che il legislatore ne ha imposto la redazione obbligatoria per le società che redigono il bilancio in forma ordinaria e che il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ha affermato che non ai soli reddito e patrimonio si deve guardare, ma anche e soprattutto alla capacità di produrre flussi di cassa adeguati a servire i debiti e a “continuare” l’attività aziendale, è presumibile, e anche molto probabile, che l’uso “sapiente” e non “documentale” del rendiconto finanziario possa finalmente diffondersi.

di Giorgio Gavelli e Andrea Cioccarelli

Il nuovo Codice della crisi tra disciplina transitoria, tempistica differenziata e correttivi in corso

Con la legge 20 dell’8 marzo 2019, in vigore dal successivo 4 aprile,  il legislatore ha dovuto approvare una nuova delega per l’emanazione di disposizioni correttive e integrative rispetto al Dlgs 14/2019, ovvero il provvedimento che contiene il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. Nella prima delega, infatti, difettava la previsione per il legislatore delegato della possibilità di adottare decreti correttivi e integrativi. Il Governo avrà quindi tempo per intervenire fino al 16 agosto 2022. Nel mentre, è possibile occuparsi di quel gruppo di disposizioni (disciplina transitoria, professionisti incaricati, tutela degli acquirenti per immobili da costuire) che – per effetto dell’articolo 389, comma 2, del Dlgs 14/2019 – sono entrate in vigore il trentesimo giorno successivo rispetto alla pubblicazione in G.U. del decreto delegato, il 16 marzo 2019.

di Fausta Brighenti

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