NORME E TRIBUTI MESE

Società immobiliari: la determinazione del reddito tra novità normative e questioni irrisolte

Le modifiche apportate dal Dlgs 142/2018 alla disciplina degli interessi passivi, con decorrenza dal 2019, comporteranno alcune rilevanti conseguenze per la determinazione del reddito delle società immobiliari di gestione e di costruzione, a seguito della eliminazione della deducibilità integrale degli oneri capitalizzati sul costo dei beni. Già in sede di chiusura dei conti 2018, le società immobiliari si trovano ad affrontare interrogativi vecchi e nuovi per il calcolo delle imposte, come lo stanziamento degli ammortamenti sui fabbricati strumentali, l’individuazione dei costi indeducibili riferiti agli immobili patrimonio e le regole per le società di comodo.

di Luca Gaiani

Disallineamenti da ibridi: una normativa da mettere alla prova

I “disallineamenti da ibridi” derivano da una diversa qualificazione di un medesimo elemento da parte di due diversi Stati. Il legislatore europeo ha disciplinato con la c.d. direttiva Atad II (direttiva Ue 2017/952) il contrasto alle forme di pianificazione fiscale aggressiva che sfruttano i disallineamenti; quello domestico con il Dlgs 142/2018 ha recepito le norme comunitarie. Nonostante tale disciplina si presenti piuttosto articolata e completa, i casi che sono stati affrontati fino ad oggi non sembra possano essere contrastati solamente con la normativa in esame. Allo stato attuale, gli strumenti più efficaci per il contrasto di queste strutture ibride sembrano quelli propri delle singole giurisdizioni.

di Marco Piazza e Alberto Trainotti

La Cgue estende la nozione di beneficiario e ridisegna i confini dell'abuso

La Corte di giustizia Ue, con le sentenze del 26 febbraio 2019 sulle c.d. “cause danesi”, si è pronunciata sulla nozione di “beneficiario effettivo” contenuta nella Direttiva interessi e canoni, sulla sua applicabilità alla Direttiva madre e figlia e sulla possibilità di invocare il principio dell’abuso del diritto di matrice comunitaria anche in assenza di una disposizione interna che lo preveda. Due decisioni dai contenuti non sempre lineari, che rischiano di impattare in modo significativo sia nelle strategie di pianificazione dei gruppi multinazionali, sia nell’operatività dei sostituti d’imposta. Se, da una parte, infatti, le argomentazioni contenute nella sentenza C-115/16 e altre costituiscono una presa di posizione quanto meno chiara nelle conclusioni, sebbene troppo velocemente risolta sotto il profilo giuridico/motivazionale, è con la seconda decisione C-116/16 che l’impostazione adottata dai Giudici unionali non risulta convincente.

di Antonio Della Carita e Luca Bonfanti

IVA

Deducibilità dal reddito d'impresa dell’Iva non detratta: un principio con limiti ben definiti

Il tema della deducibilità dal reddito dell’Iva non detratta è stato oggetto di analisi da parte sia dell’Amministrazione finanziaria, che della giurisprudenza, che della dottrina. I risultati di queste analisi non sono sempre omogenei e generano, e in passato hanno generato, dei contrasti tra fisco e contribuenti. Due casi particolari sono costituiti dalla deducibilità dal reddito dell’Iva relativa a fatture ricevute successivamente dal termine di detrazione dell’imposta ovvero in relazione ad operazioni giudicate dal fisco soggettivamente inesistenti. Diventa importante definire meglio il tema per evitare di far sopportare ad imprese e professionisti oneri eccessivi e non coerenti con l’ordinamento tributario.

di Benedetto Santacroce e Maria Chiara Luccisano

Disponibilità nei paradisi fiscali: l'irretroattiva presunzione cerca condivisione

La giurisprudenza di legittimità si è finalmente pronunciata sulla decorrenza della presunzione introdotta nel 2009 secondo la quale le disponibilità estere non dichiarate costituiscono redditi sottratti a tassazione in Italia. La Suprema Corte ha escluso che la norma possa essere applicata per periodi antecedenti il 2010, ma l’agenzia delle Entrate prosegue nei contenziosi forte di un’unica isolata pronuncia. Si tratta tuttavia di una causa di nullità che deve essere eccepita nel primo atto introduttivo del giudizio con la conseguenza che in assenza di tale eccezione, l’atto rimane comunque efficace.

di Laura Ambrosi e Orlando Lamonica

Misure cautelari: le novità puntano su tempi più rapidi per la procedura

La tematica delle misure cautelari che il fisco può adottare a tutela del proprio credito è tornata di attualità dopo le modifiche apportate dalla conversione del Dl 119/2018. Con la novella è stato attribuito anche alla Guardia di finanza il potere di impulso per richiedere al giudice l’apposizione dei vincoli sul patrimonio del contribuente. A commento di tali modifiche, inoltre, sono giunti diversi chiarimenti proprio da parte della Guardia di finanza che sono utili per tutti gli operatori del settore. L’impressione generale che si ricava dalla lettura degli ultimi interventi in materia è che l’adozione delle misure cautelari sia destinata a ricorrere con maggiore frequenza che in passato. È pertanto importante che i professionisti siano pronti ad affrontare i problemi e le criticità correlati alla tematica in esame.

di Luigi Lovecchio

Bilanci 2018: aree critiche oggetto dell'attenzione del revisore

Il revisore, nella pianificazione dell’incarico, svolge procedure specifiche per identificare e valutare i rischi di errori ( Risk assessment process) sia a livello di bilancio nel suo complesso sia a livello di singole asserzioni per le classi di transazioni significative, per i singoli conti di bilancio ritenuti anch’essi significativi e con riferimento a specifiche informative di bilancio. Si forniscono spunti di riflessione in merito ad alcuni aspetti che potrebbero essere considerati maggiormente critici nello svolgimento della revisione dei bilanci chiusi al 31 dicembre 2018 e si richiama l’attenzione sulle principali regole di redazione degli stessi, inclusa la relativa informativa, correlate a tali aspetti.

di Luca Magnano San Lio e Simona Cremonesi

Procedure di allerta e di composizione assistita della crisi inedite protagoniste del nuovo Codice

Molteplici le novità portate dal nuovo Codice della crisi di impresa e dell’insolvenza (Dlgs 14/2019) dove nel ruolo di assoluto inedito protagonista e pilastro del nuovo impianto normativo di riforma sono le procedure di allerta e di composizione assistita della crisi. L’esigenza di mettere mano in modo compiuto al tema dell’allerta ha portato il legislatore ad introdurre nell’impianto di gestione della crisi di impresa strumenti e modalità per una rilevazione il più possibile anticipata e tempestiva degli indizi di crisi a cui far conseguire una sollecita, precoce ed efficace adozione di misure idonee alla sua regolazione. L’ampia portata del disposto normativo evidenzia anche una serie di riflessioni critiche.

di Giovanni Pietro Rota

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