NORME E TRIBUTI MESE

Holding d’impresa: gestione finanziaria e ottimizzazione fiscale a tutela del patrimonio

Il vero elemento distintivo della disciplina italiana per ciò che concerne la partecipation exemption è una sorta di democratizzazione del concetto di holding , per cui non sono richiesti particolari requisiti per ciò che riguarda le percentuali di possesso o il capitale investito nelle società partecipate, sia per l’applicazione della detassazione (parziale) ai dividendi percepiti dalla holding sia per il realizzo di plusvalenze rinvenienti dalla cessione di partecipazioni. Anche per l’ holding period il regime nostrano non prevede un periodo minimo di detenzione in relazione alla percezione dei dividendi, mentre è richiesto il periodo minimo di possesso di un anno affinché possa applicarsi l’attrazione al reddito della società nella misura del 5% sulle plusvalenze realizzate.

di Stefano Cingolani

IVA

Navi commerciali: nuove regole e soluzioni per la non imponibilità in alto mare

L’esenzione Iva per le forniture di beni e servizi delle navi adibite alla navigazione in alto mare, prevista dall’articolo 8-bis del Dpr 633/1972, dopo numerosi interventi normativi, giurisprudenziali e di prassi – da ultimo le recenti risoluzioni 2/E/2017 e 6/E/2018, emanate tenendo conto degli interventi interpretativi di fonte comunitaria –, finalmente ha regole più chiare per la sua applicazione, anche se rimane ancora qualche ombra sul sistema delle prove per escludere la responsabilità del fornitore. Una delle soluzioni che si vorrebbe applicare è quella della attestazione da parte di una terza parte.

di Benedetto Santacroce e Carla Bellieni

Operazioni inesistenti: contestazione, difesa e giurisprudenza

Sono sempre più frequenti le contestazioni dell’Amministrazione finanziaria sull’utilizzo in dichiarazione da parte di imprese di fatture per operazioni ritenute inesistenti, che spesso, ancorché siano realmente avvenute, portano comunque i verificatori a rilevare l’indebita detrazione dell’Iva e l’indeducibilità del relativo costo. Sono interessati al fenomeno i settori più diversi: dalle sponsorizzazioni sportive di ogni genere, alla commercializzazione dei prodotti più vari, alle prestazioni di servizi, professionali compresi. A fronte di simili rettifiche diventa particolarmente complicato difendersi anche perché spesso l’acquirente ha effettivamente ricevuto i beni o i servizi e li ha regolarmente pagati, per cui mal comprende la contestazione del fisco che, ritenendo le operazioni poste in essere da un soggetto che non poteva eseguirle (soggettivamente fittizie), richiede l’Iva all’acquirente. Queste violazioni comportano peraltro gravi conseguenze oltre che sotto il profilo fiscale anche dal punto di vista penale.

di Laura Ambrosi

La scissione “propedeutica” al trasferimento di partecipazioni non è abuso del diritto

Risulta fondamentale comprendere, nel procedimento accertativo in tema di abuso del diritto, che il concetto di “operazioni prive di sostanza economica” deve necessariamente associarsi con quello del conseguimento di un “vantaggio fiscale indebito”, cioè non voluto dall’ordinamento o, ancora meglio, in contrasto «con le finalità delle norme fiscali o con i principi dell’ordinamento fiscale». Vantaggio fiscale indebito che, peraltro, deve risultare l’effetto essenziale delle operazioni poste in essere. Così che quando il sistema offre “l’alternativa” fiscalmente più vantaggiosa, la scelta del contribuente non può essere censurata in quanto legittima. In tal caso non va indagata alcuna sostanza economica sottostante alle operazioni poste in essere. Come nel caso della scissione seguita dal trasferimento delle partecipazioni della scissa o della beneficiaria.

di Dario Deotto e Stefano Zanardi

Opposizione all'esecuzione forzata: la Consulta amplia le tutele dei contribuenti

L’articolo 57 del Dpr 602/1973, limitando la possibilità di proporre l’opposizione all’esecuzione prevista dall’articolo 615 del Codice di procedura civile alle sole fattispecie relative alla pignorabilità dei beni, esprime una duplice norma. La prima si sottrae a qualsivoglia censura di illegittimità costituzionale poiché la tutela del contribuente è assicurata dall’articolo 2 del Dlgs 546/1992, che affida alla giurisdizione tributaria le contestazioni riguardanti il titolo su cui si fonda la riscossione esattoriale. La seconda, invece, confligge con il principio di effettività della tutela giurisdizionale sancito dagli articoli 24 e 113 della Costituzione,  poiché in tutte le ipotesi in cui sussiste la giurisdizione del giudice ordinario e l’azione del contribuente deve essere qualificata come opposizione all’esecuzione ai sensi dell’articolo 615 citato, sussiste carenza di tutela giurisdizionale.

di Ramona Tombini

Interpretazione delle norme tributarie ed invocabilità dell’errore

L’errore, da parte del contribuente o del professionista sulle norme tributarie riceve una speciale disciplina nell’articolo 15 del Dlgs 74/2000, in quanto la materia fiscale è stata considerata dal legislatore come particolarmente irta di difficoltà interpretative. Trattasi di norma speciale che non si ritrova in altri settori pur complessi del diritto penale dell’economia (ecologia, infortunistica, fallimento, ecc.) e che, quindi, merita speciale attenzione da parte dei contribuenti e dei professionisti che li assistono. In sostanza, per poter invocare la non punibilità, bisogna dimostrare che l’errore sulla legge extrapenale (nella specie, tributaria) ha cagionato un errore «sul fatto che costituisce il reato».

di Ivo Caraccioli

Anche alla società cooperativa l’incarico di amministratore di condominio

L’incarico di amministratore di condominio può essere svolto anche da una società cooperativa poiché il fine mutualistico proprio delle cooperative non è incompatibile con la prestazione di servizi a terzi, concretandosi nella creazione di occasioni di lavoro. Ne consegue che la previsione contenuta nelle disposizioni di attuazione del Codice civile, secondo cui anche le società di persone e le società di capitali possono svolgere l’ufficio in esame, deve essere letta in senso estensivo, in assenza di espressi divieti normativi. La possibilità di affidare l’incarico di amministratore di condominio ad una società di servizi rappresenta infatti espressione dell’esigenza di meglio assolvere ai crescenti compiti cui deve fare fronte l’amministratore di condominio. Tuttavia non paiono esistere valide ragioni per affidare tale incarico solo alle società lucrative, poiché anche le società cooperative sono parimenti in grado di offrire idonee garanzie circa l’espletamento dell’incarico.

di Angelo Busani e Elisabetta Smaniotto

Relazione sulla gestione: considerazioni sulle ultime prassi operative

La relazione sulla gestione ha costituito – e costituisce tutt’ora - un tema di grande interesse per legislatori, organismi professionali, contabili ed operatori. La portata e la composizione della relazione sono tali da far sì che molte delle recenti esigenze conoscitive di natura non finanziaria siano soddisfatte proprio dal contenuto, per alcuni versi accresciuto e ampliato nel corso degli ultimi anni, della relazione. Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e Confindustria hanno pubblicato nel mese di giugno 2018 il documento “Relazione sulla gestione”, con il quale esaminano le prassi operative in uso e sintetizzano in chiave sistematica taluni comportamenti ritenuti in grado di poter assolvere ai compiti attribuiti al documento dal legislatore, alla luce delle previsioni dell’articolo 2428 del Codice civile, delle altre previsioni codicistiche e della legislazione speciale. Si illustrano le principali indicazioni contenute nel citato documento.

di Matteo Pozzoli

Concordato preventivo e imposte dirette: differenti orientamenti di dottrina e giurisprudenza

Nell’ambito della fiscalità nel concordato preventivo con particolare riferimento alle imposte dirette, parte della dottrina ha avanzato due tesi. La prima, ex articolo 86, comma 5, del Tuir, basata sulla rilevanza della tassazione delle plusvalenze derivanti da cessione di beni nell'ambito del piano concordatario con continuità aziendale; la seconda, ex articolo 88, comma 4-ter, del Tuir, sulla detassazione del c.d. bonus da concordato per le sole procedure di concordato preventivo in continuità diretta, in cui è la stessa impresa debitrice che prosegue l’attività. Tenuto conto del dato letterale delle norme e alla luce delle indicazioni della prassi ufficiale e della giurisprudenza, le due interpretazioni non possono essere condivise.

di Giuliano Buffelli

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