NORME E TRIBUTI MESE

Iperammortamento: il “recapture” in caso di cessione o delocalizzazione dei beni

Per gli investimenti in beni iperammortizzabili effettuati dopo il 14 luglio 2018 scattano le penalizzazioni del Dl 87/2018 che prevedono il riversamento del beneficio fiscale in caso di vendita o delocalizzazione all’estero prima della fine del periodo di ammortamento. Per effetto della novità normativa, viene dunque meno la possibilità di usufruire dell’incentivo non solo per beni acquistati da una società italiana e noleggiati ad una propria consociata estera (come già in precedenza stabilito in via amministrativa) ma, più un generale, per tutti i beni che vengono destinati ad essere impiegati in unità produttive situate oltrefrontiera. Tra i molti dubbi applicativi ancora non chiariti, si segnalano quelli riguardanti la durata del periodo di sorveglianza per i beni in leasing , la rilevanza delle cessioni di beni nel territorio nazionale e i requisiti richiesti per usufruire dell’esonero per i beni temporaneamente utilizzati in strutture estere.

di Luca Gaiani

Interessi deducibili: si riscrive la disciplina

Lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva Atad modifica l'articolo 96 del Tuir per renderlo conforme alla normativa europea. Pur confermando il meccanismo di base, con il limite del 30% del Reddito operativo lordo, lo schema introduce numerose novità, tra cui la nuova definizione di interessi passivi, l'estensione dei limiti di deducibilità agli interessi capitalizzati, la possibilità di riporto in avanti degli interessi attivi, la nuova nozione di "Rol fiscale" e le limitazioni al riporto delle eccedenze di Rol. Nello schema di decreto non vengono, invece, recepite le possibilità offerte dalla direttiva di prevedere la piena deducibilità degli oneri finanziari nelle situazioni in cui il rischio di abuso è ridotto.

di Giacomo Albano

Sulla natura delle commissioni per il rilascio di garanzie atipiche contrattuali

Nell’ambito dei contratti di appalto sovente l’appaltatore è tenuto a fare rilasciare da banche o compagnie di assicurazione apposite garanzie a favore del committente, relative alla sottoscrizione e alla corretta esecuzione del contratto. Tali garanzie assolvono ad una funzione simile a quella dei depositi cauzionali, hanno causa commerciale e non finanziaria e conseguentemente gli oneri per esse sostenuti hanno natura di spese per prestazioni di servizi e non di oneri finanziari. Tali oneri, pertanto, non soggiacciono ai limiti di deducibilità di cui all’articolo 96 del Dpr 917/1986.

di Andrea Vasapolli

IVA

Scambi di beni intra Ue tra misure provvisorie di contrasto alle frodi e prossimo regime definitivo

Il processo di ammodernamento dell’attuale sistema Iva avverrà in modo graduale. L’obiettivo di addivenire ad un sistema di tassazione “a destino” degli scambi di beni tra Stati membri sarà raggiunto attraverso più passaggi che richiedono ancora tempo affinché possa essere raggiunta un’intesa a livello comunitario. Nel frattempo, si pone l’esigenza di adottare, fin da subito, delle misure di semplificazione delle regole che concernono il commercio transfrontaliero di beni tra Stati membri e, al contempo, misure di contrasto ai fenomeni di frode ( in primis le cosiddette “frodi carosello”) che possano efficacemente ridurre il “Vat gap” negli Stati maggiormente interessati da questo tipo di fenomeni.

di Luca Lavazza e Francesco Pizzo

IVA

Rimborso dell'Iva non dovuta: nuove norme, nuove incertezze

Nel 2017 il legislatore italiano, sollecitato dall’avvio di un procedimento di infrazione da parte della Commissione europea, ha adottato due nuove norme che incidono sulle dinamiche di recupero dell’Iva indebitamente assolta. Il primo intervento, in ordine cronologico, è quello recato dall’articolo 8 della legge 167/2017 (c.d. “Legge europea 2017”), il quale ha introdotto, nel Dpr  633/1972, il nuovo articolo 30-ter. A distanza di pochi mesi, il legislatore è di nuovo intervenuto sulla questione, novellando l’articolo 6, comma 6, del Dlgs 471/1997. Per proporne una lettura sistematica, le due nuove norme vanno separatamente esaminate per poi indagare le implicazioni della loro interazione, alla luce anche della pronuncia 24001 del 3 ottobre scorso della Cassazione. Ancora prima, tuttavia, conviene contestualizzare le novità normative in questione, illustrando le problematiche che – nel previgente assetto – scaturivano dall’applicazione “in eccesso” dell’imposta.

di Paolo Falchi

Adempimento collaborativo: caratteristiche ed effetti negli istituti della “tax compliance” d’impresa

La concreta possibilità che imprese di medie dimensioni aderiscano al regime dell’adempimento collaborativo introdotto dal Dlgs 128/2015, di cui è prova il recente aggiornamento dell’elenco pubblicato sul sito delle Entrate, pone l’operatore del settore nella necessità di valutarne pregi e difetti, a confronto con le altre forme di collaborazione tra fisco e contribuente già esistenti. Ci si chiede perciò se l’accesso al regime comporti un depotenziamento dell’imperatività dei poteri di imposizione di cui l’Agenzia dispone in via ordinaria, cosa cambi per l’impresa soprattutto con riferimento alle condizioni di incertezza normativa quando si muove sullo scenario internazionale e quali tutele possa invocare nel caso di crisi del rapporto. L’esigenza di adeguare l’ordinamento alle prassi internazionali non giustifica scostamenti dai vincoli costituzionali in materia di diritto di difesa e ciò induce ad auspicare un intervento del legislatore che corregga un assetto normativo che su quest’ultimo punto è obiettivamente lacunoso.

di Gaetano Ragucci

Il falso (o la frode) nella procedura di transazione fiscale

Con un'intervento risalente al 2010 è stato modificato il testo dell’articolo 11 del Dlgs 74/2000 in materia di reati tributari, concernente la “sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte”. L’intento del legislatore, poi confermato dalle modifiche susseguitesi negli anni successivi, mirava ad un inasprimento sanzionatorio per porre un freno ad un uso eccessivo nella prassi operativa di strumenti volti ad ottenere risparmi d’imposta. Di particolare interesse è il comma 2 concernente il nuovo reato di falso. La circolare 1/2018 della Guardia di finanza consente di valutare il reale impatto delle interpretazioni sostenute da dottrina e giurisprudenza con quello che risulta essere il modo in cui le verifiche, con conseguente denuncia alla Procura della Repubblica, vengono svolte, allo scopo precipuo di reperire i casi concreti nei quali siffatto adempimento può essere attuato.

di Ivo Caraccioli

Versamento effettuato a favore di società: al socio l’onere di provarne la natura

I versamenti di somme che i soci effettuano alla società possono avvenire a vario titolo, vale a dire che si può trattare di finanziamenti (mutuo) oppure di apporti di patrimonio. Ove il versamento abbia natura di mutuo, sorge in capo al socio finanziatore il diritto ad ottenere, ad una determinata scadenza, la restituzione di quanto corrisposto; ove, invece, si tratti di apporti di patrimonio, essi sono destinati ad essere iscritti non tra i debiti, ma a confluire in un’apposita riserva “in conto capitale” (o avente altre simili denominazioni). La qualificazione, nell'uno o nell'altro senso, dipende dall'esame della volontà negoziale delle parti e grava sul socio che intende ottenere la restituzione di quanto versato l’onere di provare (esplicitando le finalità pratiche cui il versamento era diretto e gli interessi ad esso sottesi), che si era trattato di un finanziamento e non già di un versamento imputato a patrimonio (apporto di patrimonio).

di Angelo Busani e Elisabetta Smaniotto

Curatore fallimentare responsabile verso l'erario solo se agisce "contra legem"

Una recente pronuncia della Commissione tributaria di Milano offre l’occasione per discutere della responsabilità del curatore per i danni arrecati a un creditore particolare, e cioè il fisco; specificamente, quando al (preteso) danno a sfavore del fisco corrisponda un vantaggio indebito di un altro creditore. Si tratta della stessa ipotesi che si verifica quando il liquidatore di una società di capitali soddisfa un credito di grado inferiore a quello del credito del fisco esponendosi così alla responsabilità che l’agenzia delle Entrate può far valere con il procedimento previsto dall’articolo 36 del Dpr 602/1973.

di Fausta Brighenti

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