NORME E TRIBUTI MESE

Soggetti Oic: le implicazioni della derivazione rafforzata sul trattamento fiscale del leasing

La derivazione rafforzata applicabile ai soggetti Oic in generale non incide sulla deducibilità dei contratti di leasing in quanto, da una parte, per tali soggetti la contabilizzazione della locazione finanziaria, sulla base del c.d. metodo patrimoniale, è rimasta immutata anche a seguito delle novità sul bilancio d’esercizio di cui al Dlgs 139/2015 e, dall’altra, i limiti di deducibilità dei canoni di leasing di cui all’articolo 102 del Tuir attengono a criteri di “quantificazione” del reddito di impresa e, come tali, non sono suscettibili di essere derogati dalla derivazione rafforzata. Vi sono tuttavia alcuni aspetti particolari, quali l’individuazione del periodo a partire dal quale sono deducibili i canoni di leasing , il trattamento delle migliorie su beni in leasing e la tassazione della plusvalenza da lease back , ove invece appare opportuno valutare l'impatto della derivazione rafforzata sulla determinazione del reddito imponibile.

di Giorgio Gavelli e Fabio Giammoni

Costi deducibili: la Cassazione supera la relazione tra inerenza e componenti reddituali

La valutazione in merito all'inerenza, concetto sostanziale nella quantificazione del reddito d'impresa e di lavoro autonomo, agisce a un livello preventivo e superiore rispetto alle singole disposizioni del Tuir, essendo finalizzata a comprendere se si verifica il necessario collegamento, anche in maniera prospettica, tra un determinato bene, una certa spesa e l'attività imprenditoriale esercitata. Con la sentenza 14579 del 6 giugno scorso la Cassazione è tornata sull'inerenza, confermando che tale concetto si concretizza nel legame tra spesa sostenuta e attività di impresa svolta. Per la Suprema Corte non è, quindi, la sua diretta connessione con una componente reddituale a rendere rilevante un costo per la determinazione della base imponibile, bensì la sua riferibilità a un'attività d'impresa potenzialmente idonea a produrre utili.

di Roberto Bianchi

Paradisi fiscali: più chiarezza con lo schema di decreto sulla direttiva Atad

Lo schema di decreto legislativo, approvato lo scorso 9 agosto 2018 recepisce la direttiva Atad (2016/1164/Ue) contro le pratiche di elusione fiscale ed interviene sulla nuova qualificazione delle imprese estere controllate e sulla definizione dei presupposti che determinano la tassazione integrale dei dividendi e delle plusvalenze da partecipazioni in imprese residenti o localizzati in Paesi a fiscalità privilegiata così come identificati dal nuovo articolo 47-bis del Tuir. Infatti, a differenza di quanto statuito dal regime precedente, la definizione dei Paesi a fiscalità privilegiata è stata sganciata dalla disciplina relativa alle Cfc (articolo 167 del Tuir) per ricadere all'interno del citato articolo 47-bis.

di Marco Piazza e Alberto Trainotti

IVA

Dalle norme Ue alla legge nazionale l'alternativa tra imposta sul valore aggiunto e di registro

L’imposta sul valore aggiunto si applica in base alle legislazioni nazionali, che devono essere coerenti con il dettato della direttiva, la 2006/112/Ce. La Corte di giustizia ha posto in evidenza che, come esplicitato dalla direttiva, le nozioni rilevanti ai fini Iva sono quelle del diritto comunitario, allo scopo di assicurare l’applicazione uniforme del tributo. Sono pochissimi i casi in cui la norma europea rimanda alla legislazione nazionale per definire le fattispecie. In questo contesto è necessario analizzare il regime italiano dei rapporti tra Iva e imposta di registro. Le norme fanno discendere l’applicazione dell’imposta proporzionale di registro in funzione della risposta alla qualificazione delle operazioni ai fini Iva e non viceversa. Il caso più controverso in tale ambito riguarda l’individuazione del confine tra la cessione di beni singoli – imponibile all’Iva ed a tassa fissa di registro – e quella di azienda o ramo di azienda  fuori dal campo di applicazione del tributo e a tassa proporzionale di registro .

di Raffaele Rizzardi

Operazioni inesistenti: al contribuente serve una controprova adeguata

La Cassazione con l'ordinanza 11873 del 15 maggio scorso ha chiarito la regola di riparto dell'onere probatorio in materia di operazioni inesistenti. L'Amministrazione finanziaria, per contestare l'indebita deduzione (ai fini delle imposte dirette) e/o detrazione (ai fini Iva) dei costi risultanti in fattura, deve fornire la prova che le operazioni commerciali oggetto delle fatture non sono state realmente effettuate (ovvero non sono state realizzate fra i soggetti indicati nelle fatture). Avvalendosi anche di presunzioni. Per superare la contestazione del fisco, il contribuente ha, invece, l'onere di dimostrare la fonte legittima della deduzione o detrazione del costo. A tal fine, secondo gli ermellini, non basta documentare la regolarità formale delle scritture contabili o produrre le evidenze dei pagamenti effettuati, essendo tali dati facilmente falsificabili.

di Massimo Antonini e Paolo Piantavigna

La difesa del contribuente nei procedimenti di riscossione transnazionale

La Corte di giustizia dell’Unione europea è stata chiamata a pronunciarsi sul riparto di giurisdizione tra gli Stati membri nell’ambito delle procedure di recupero fondate sulla direttiva 2010/24/Ue. La Corte ha stabilito che la normativa europea non osta a che un’autorità di uno Stato membro rifiuti l’esecuzione di una domanda di recupero riguardante una sanzione irrogata da un altro Stato membro, sulla base del rilievo che il provvedimento sanzionatorio non è stato correttamente notificato all’interessato prima della presentazione della domanda di recupero. La decisione scongiura un possibile vuoto di tutela del contribuente inciso dalle procedure di recupero, attraverso una soluzione coerente con il dato normativo europeo e con i principi, che può dar luogo a interessanti conseguenze sul piano applicativo nel contesto di una sempre più stretta integrazione delle funzioni pubbliche relative all’imposizione dei tributi.

di Marco Fasola

La rilevazione di imposte anticipate in conseguenza di perdite fiscali

La fiscalità differita attiva permette, in linea generale, alle società di chiudere il bilancio di esercizio con un maggior utile (o una minore perdita) generando, di conseguenza, un maggior patrimonio netto contabile.  In tale ambito, la rilevazione delle attività per imposte anticipate in presenza di perdite fiscali rappresenta per la società un beneficio futuro di incerta realizzazione, poiché connesso alla capacità della società stessa di produrre redditi imponibili positivi (e in misura adeguata) negli esercizi successivi, tali da permettere il riassorbimento delle imposte anticipate precedentemente iscritte. Appare evidente, pertanto, che la rilevazione delle imposte anticipate in presenza di perdite fiscali debba essere connotata dal pieno rispetto del principio della prudenza, che può avvenire mediante la verifica della sussistenza dei requisiti previsti dalla disciplina contabile di riferimento e dalle disposizioni codicistiche.

di Elisa Raoli

Micro-imprese e bilanci in liquidazione: le linee guida Assirevi per il revisore

A seguito delle novità intervenute in materia di informativa finanziaria e di principi di revisione, a marzo 2018 Assirevi ha emesso il Documento di Ricerca 215 “La relazione di revisione sul bilancio: linee guida per casi particolari”, fornendo utili linee guida e chiarimenti, nonché tornando su alcuni casi particolari già affrontati in passato. Il documento tratta molteplici circostanze di interesse e le conseguenti principali implicazioni per le relazioni di revisione. Si approfondiscono e commentano le indicazioni fornite da Assirevi relativamente all’attività di revisione di bilanci di micro-imprese e di società in liquidazione che, sebbene rilevanti quanto le altre novità oggetto dello stesso documento, sembrano aver ricevuto finora una minore attenzione. 

di Luca Magnano San Lio e Angelo Pascali

Nuovi istituti di gestione della crisi: le Entrate sulla falcidiabilità dei debiti

La c.d. “transazione fiscale” di cui all’articolo 182-ter della Legge fallimentare, modificata dall’articolo 9 del Dl 83/2015, convertito nella legge 132/2015, è stata oggetto di recente circolare dell’agenzia delle Entrate, la 16/2018. La norma citata e la circolare, nel fissare l’obbligatorietà dell’istituto nel caso si voglia ridurre o riscadenziare il debito tributario e contributivo, ne hanno previsto l’operatività per il tramite del concordato preventivo o dell’accordo di ristrutturazione del debito ex articolo 182-bis, Lf; nulla è detto per gli istituti previsti dall’articolo 182-septies e cioè l’accordo di ristrutturazione con intermediari finanziari e la convenzione di moratoria. Ci si propone di individuare una soluzione positiva.

di Giuliano Buffelli

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