NORME E TRIBUTI MESE

Società tra professionisti: fisco e previdenza divisi sulla natura del reddito

Grazie alla legge sulla concorrenza (la 124/2017) le società tra professionisti previste dall’articolo 10 della legge 183/2011 sono tornate a destare l’interesse di chi esercita professioni protette. Se dal punto di vista civilistico dottrina e giurisprudenza sono sempre state pienamente concordi nell’assoggettare le società in commento alla normativa avente ad oggetto la forma societaria prescelta, dal punto di vista fiscale, invece, non è stata sempre assunta una posizione così netta. Appurato che il reddito prodotto dalle società tra professionisti è reddito d’impresa e non di lavoro autonomo, restano da chiarire le ricadute sul trattamento dei diversi comparti (immobili, autovetture, spese di rappresentanza, compensi del socio-amminsitratore), nonché gli effetti che lo stesso produce ai fini previdenziali in capo ai soci/azionisti, sia professionisti che non.

di Pierpaolo Ceroli e Paola Bonsignore

Svalutazioni e perdite su crediti tra bilancio e fisco: la novità sulla competenza e l'impatto del costo ammortizzato

La valutazione dei crediti è stata sempre materia di possibile disallineamento civilistico-fiscale, soprattutto in considerazione delle diverse finalità sottese alla corretta esposizione in bilancio, da un lato, ed alla determinazione della materia imponibile dall’altro. L’applicazione degli articoli 101, comma 5, e 106 del Tuir ha generalmente comportato un “doppio binario” civilistico-fiscale con presenza di fondi tassati ed un valore contabile delle varie poste differente da quello fiscalmente riconosciuto, tanto è vero che il modello dichiarativo presenta un prospetto di raccordo purtroppo ad oggi del tutto superato e quindi pressoché inutile. Un passo avanti verso un raccordo più semplice venne fatto con la legge di Stabilità 2014 (legge 147/2013) ma le modifiche ai principi contabili conseguenti all’approvazione del Dlgs 139/2015 (ed in particolare la previsione del criterio del costo ammortizzato) hanno nuovamente reso complicato il percorso. 

di Giorgio Gavelli

Dividendi esteri: delibere societarie idonee a provare la provenienza degli utili

Con la risoluzione 144/E del 22 novembre 2017, l’agenzia delle Entrate fornisce un primo chiarimento ufficiale relativamente alle modalità attraverso le quali il socio italiano di una partecipata estera, la quale a sua volta può distribuire utili “provenienti” da Stati o territori a regime fiscale privilegiato (per comodità, nel seguito anche black list ), unitamente a riserve di utili originate da Paesi non a regime fiscale privilegiato ( per comodità, nel seguito anche white list ), può dimostrare quale di tali tipologie di riserve di utili è stata in effetti distribuita, ai sensi e per gli effetti della tassazione in Italia, in capo al socio, del relativo dividendo. La problematica assume particolare rilevanza, all’interno dei gruppi societari multinazionali, in dipendenza delle previsioni in tema di dividendi esteri recate dall’articolo 89, comma 3, Dpr 917/1986, nonché della presunzione di preventiva distribuzione di utili black list al socio estero dettata dalla prassi ministeriale con la circolare 51/E del 2010.

di Luca Occhetta e Claudio Orsi

IVA

Note di variazione e procedure concorsuali: incompatibilità europea e necessità di scelte normative nazionali

La normativa interna di uno Stato membro dell’Unione non può escludere il diritto alla riduzione della base imponibile Iva in caso di mancato pagamento totale o parziale del corrispettivo. È comunque ammessa la facoltà di derogare alla rettifica, ma non può estendersi al di là dell’incertezza circa la definitività del mancato pagamento, incertezza che dovrebbe piuttosto coincidere con la probabilità ragionevole che il debito non sia più saldato. In ogni caso è incompatibile con la direttiva Iva una norma che subordina il recupero dell’imposta all’infruttuosità di una procedura concorsuale che possa durare più di 10 anni.

di Benedetto Santacroce e Anna Abagnale

Omessa dichiarazione: la richiesta di documenti al contribuente deve essere specifica

La Corte di Cassazione, nell’ordinanza 24535 del 18 ottobre 2017, ha affermato due importanti principi con riferimento ad una fattispecie di omessa dichiarazione. In primis che gli obblighi tributari relativi alla presentazione della dichiarazione dei redditi e alla tenuta delle scritture contabili non possono considerarsi assolti da parte del contribuente con il mero affidamento delle relative incombenze a un professionista, richiedendosi altresì un’attività di controllo e di vigilanza sulla loro effettiva esecuzione. La Corte ha altresì sancito che non opera il divieto di utilizzo nel processo di documenti non esibiti in sede amministrativa se non vi è stata specifica richiesta delle Entrate, non potendo costituire rifiuto la mancata esibizione di qualcosa non richiesto. Il divieto opera anche nei casi in cui il contribuente dichiari, contrariamente al vero, di non possedere i documenti, o li sottragga all’ispezione, non per impedire la verifica, ma per errore non scusabile.

di Massimo Antonini e Paolo Piantavigna

Avvisi bonari: Uffici "contro" Entrate sugli effetti della decadenza dalla rateazione

Il susseguirsi di interventi normativi che hanno modificato la disciplina della rateazione dei versamenti dovuti a seguito dell’accesso a forme di definizione di controversie tributarie ovvero di comunicazioni inviate all’esito del controllo delle dichiarazioni non ha determinato sempre un miglioramento, in termini di chiarezza espositiva, delle disposizioni applicabili. Se ci si sofferma sugli effetti derivanti dall’omesso versamento di una delle rate dovute per effetto della dilazione dei pagamenti conseguenti al controllo automatizzato delle dichiarazioni, è possibile riscontrare come la prassi applicativa degli Uffici in taluni casi contrasti con gli orientamenti dell’Amministrazione finanziaria, volti a rendere più equa l’applicazione delle sanzioni in relazione alle differenti condotte dei contribuenti.

di Alberto Renda e Serena Galeazzi

Srl: soci determinabili quando si assegnano "particolari diritti"

Al fine di andare incontro alle esigenze delle imprese, tenuto conto che la composizione della compagine delle società è spesso interessata da mutamenti, deve ritenersi legittima la clausola contenuta nello statuto di società a responsabilità limitata, nella quale sia prevista la possibilità di attribuire “particolari diritti” (ai sensi dell’articolo 2468, comma terzo, del Codice civile), a soci non già determinati, bensì semplicemente determinabili in base a criteri oggettivi. A seguito dell’assegnazione dei privilegi in esame, le regole dell’uguaglianza e della proporzionalità vengono in parte derogate, ma tale circostanza non è idonea a dar vita a nuovi tipi di partecipazioni sociali, le quali restano invariate nel contenuto, ma potenziate con riferimento ai privilegi specifici assegnati al socio gratificato.

di Elisabetta Smaniotto

Con il nuovo principio di revisione 720B più ampie le attività di controllo dei revisori

Il 15 giugno 2017 il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha disposto la pubblicazione, attraverso un’apposita determina della Ragioneria generale dello Stato, della versione aggiornata del principio di revisione (Sa Italia)  720B in tema di responsabilità del soggetto incaricato della revisione legale relativamente alla relazione sulla gestione e ad alcune specifiche informazioni contenute nella relazione sul governo societario e gli assetti proprietari. Il nuovo Sa Italia 720B affronta le modifiche introdotte al comma 2, lettera e), dell’articolo 14 del Dlgs 39/2010 dal Dlgs 139/2015, decreto di recepimento in Italia della direttiva 2013/34/Ue in materia di bilanci d’esercizio e consolidato. Il nuovo principio di revisione è in vigore per le revisioni contabili dei bilanci relativi agli esercizi che iniziano dal 1° luglio 2016 o successivamente.

di Luca Magnano San Lio e Luisa Polignano

Il nuovo "volto" del diritto fallimentare: assetto sistematico e respiro più ampio

Numerosi sono gli interventi di “ortopedia” normativa che si sono accavallati nel tempo sulla Legge fallimentare del 1942. Non sufficientemente calibrati e frammentari hanno generato difficoltà applicative e disomogeneità interpretative. La nuova legge delega del 2017 (155 del 19 ottobre) intende oggi rimediare a questa situazione, assegnando al conditor delegato un compito impegnativo da sviluppare lungo due direttrici: dotare di un assetto sistematico e di ampio respiro il fenomeno dell’insolvenza e delle procedure concorsuali che la disciplinano, intervenire sulle norme vigenti anche se estranee al perimetro della delega, e, ove occorra, mutarne collocazione e formulazione per renderle armoniche con l’assetto della riforma. Con una nuova sensibilità e lessico.

di Fausta Brighenti

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