NORME E TRIBUTI MESE

Fusione inversa: regole controverse sulla stratificazione del patrimonio netto

La fusione inversa è un’operazione che genera tuttora incertezze applicative per l’erroneo presupposto, ancora da taluno sostenuto, che rappresenti una operazione intrinsecamente diversa dalla fusione diretta. Con la risoluzione 62/E del 25 maggio 2017 l’agenzia delle Entrate giunge ad una non condivisibile interpretazione in merito alle regole da applicare in sede di stratificazione fiscale del patrimonio netto all’esito di una fusione inversa. Secondo l'Amministrazione finanziaria, il principio dell'“equivalenza” tra le due forme di fusione non può espandersi fino a coinvolgere la qualificazione delle voci di patrimonio netto della società risultante dalla fusione, facendo prevalere la stratificazione del patrimonio netto già presente presso la incorporata-controllante, a dispetto del dato giuridico formale che vede la controllata nella posizione di incorporante.

di Andrea Vasapolli e Guido Vasapolli

Derivazione rafforzata:estensione del principio anche ai soggetti Ita Gaap 

Il c.d. “decreto Bilanci” ha previsto, dal 1° gennaio 2016, novità sostanziali in tema di redazione del bilancio di esercizio e consolidato; tale decreto ha introdotto, in un’ottica di semplificazione e di sostanziale allineamento alla normativa comunitaria e internazionale ( i.e. alle regole Ias), rilevanti modifiche con riferimento ai criteri di valutazione, ai principi generali e agli schemi di bilancio, nonché ai documenti da cui questo è costituito. Le novità hanno reso necessario un intervento normativo di raccordo con le disposizioni fiscali. Tale intervento ha esteso il principio di derivazione rafforzata già applicato ai soggetti Ias adopter anche ai soggetti Ita Gaap attraverso il riconoscimento del principio della prevalenza della sostanza sulla forma.

di Ignazio La Candia e Luca Occhetta

“Eco-bonus”: imprese immobiliari discriminate nella fruizione del beneficio

L’eco-bonus consente ai soggetti proprietari di immobili di fruire di una detrazione d’imposta (sia dall’Irpef che dall’Ires) in misura pari al 65% delle spese sostenute per l’efficientamento energetico di detti cespiti. Nel caso delle imprese, la prassi dell’Amministrazione finanziaria – cui si contrappone la pressoché unanime giurisprudenza di merito – ha stabilito che l’agevolazione spetta solo se gli interventi per il risparmio energetico sono effettuati su fabbricati ascrivibili alla categoria dei beni strumentali. Si tratta di un’interpretazione che – oltre ad essere del tutto sganciata dai parametri normativi di rango primario e secondario – genera delle gravi discriminazioni nella fruizione della misura di favore, le quali finiscono per ridurne in modo evidente l’attrattività e l’efficacia.

di Paolo Falchi

Neo domiciliati: le prime indicazioni delle Entrate sul regime agevolato

La circolare 17/E del 23 maggio 2017 ha affrontato, tra gli altri, anche il tema del nuovo regime di tassazione agevolata di cui all’articolo 24-bis del Tuir per i soggetti che trasferiranno la propria residenza fiscale nel nostro Paese. I punti esaminati dalla circolare sono molti, ma alcuni dovranno essere trattati in modo più approfondito per rendere realmente appetibile un regime che, volto ad attrarre individui ad alto potenziale in ragione della disponibilità di rilevanti capitali e risorse finanziarie da investire, ha peraltro permesso di allineare la nostra normativa tributaria con quella altri Paesi europei.

di Alberto Trainotti e Marco Piazza

IVA

Note di variazione e procedure concorsuali: confermati i dubbi sulla compatibilità con il diritto Ue

La rettifica dell’Iva in caso di mancato pagamento dell’imposta da parte del cessionario deve poter essere esperita in tempi certi e senza pregiudizio del principio di neutralità fissato dalla direttiva 2006/112/Ce. L’attuale formulazione dell’articolo 26 del Dpr 633/1972, che consente tale rettifica solo al termine di una procedura concorsuale, presenta evidenti elementi di non conformità rispetto alla normativa unionale. Circa la sua legittimità è chiamata a pronunciarsi la Corte di giustizia nella causa C-246/16. La questione pregiudiziale sollevata dalla Commissione tributaria di Siracusa rilancia in modo pressante la necessità di riprendere la riforma del predetto articolo 26 che purtroppo, dopo essere stata scritta e approvata, è stata cancellata dalla legge di Bilancio 2017.

di Benedetto Santacroce e Anna Abagnale

“Rottamazione” delle liti: una freccia spuntata nella faretra del contribuente

Dopo molti anni, il legislatore ha riproposto con l’articolo 11 del Dl 50/2017, convertito in legge 96/2017, una misura generale di definizione agevolata delle controversie tributarie, dichiaratamente finalizzata sia alla deflazione delle stesse sia all’incasso più sollecito di poste sub iudice . In verità già ora si registra una diminuzione della pendenza dei giudizi. La ritrosia del legislatore fiscale nel prevedere effetti significativi di beneficio delle misure fiscali, per il timore di incappare in invisi “condoni” e per l’esigenza di fare cassa, trova in questa misura un esempio significativo: il rischio è porre mano a misure che avranno poco interesse reale, almeno per quei contribuenti che abbiano avuto in uno o più gradi già favorevolmente valutata la loro contestazione all’atto tributario. La norma cerca anche di concentrare opportunamente la c.d. “rottamazione delle cartelle” con quella delle cause, con evidenti problemi di coordinamento anche ma non solo cronologico, che è auspicabile la prassi e la giurisprudenza cerchino di risolvere favorevolmente.

di Mario Cavallaro

Oic 23: in bilancio solo i corrispettivi "ragionevolmente certi"

L’Organismo italiano di contabilità ha recentemente emanato la nuova versione del documento Oic 23 “Lavori in corso su ordinazione”.  Sebbene gli aspetti contabili delle “commesse”, non abbiano subito rilevanti modifiche a seguito dell’entrata in vigore del Dlgs 139/2015 (c.d. decreto "Bilanci"), l’Oic è comunque intervenuto apportando elementi migliorativi rispetto all'edizione del luglio 2014, che riguardano in particolare la definizione dei criteri in base ai quali considerare “completata” la commessa, i requisiti per il riconoscimento dei corrispettivi potenziali e le modalità di determinazione dell’avanzamento in presenza di costi pre-operativi. L’Oic 23, emanato nel dicembre 2016, si applica a partire dagli esercizi che hanno inizio al 1° gennaio 2016; è data facoltà di rilevare prospetticamente gli eventuali effetti derivanti dall’applicazione delle modifiche introdotte, continuando a contabilizzare in conformità alla precedente versione del principio contabile i lavori in corso in essere alla data di chiusura dell’esercizio precedente.

di Luca Magnano San Lio e Claudio Mariani

Bilancio antecedente alla domanda di concordato preventivo: le valutazioni contabili

Tema ricorrente, ma poco trattato da dottrina e giurisprudenza, è quello riferito alla modalità di redazione, quanto ai criteri di valutazione, del bilancio dell’esercizio antecedente a quello di presentazione della domanda di concordato preventivo. Secondo una recente sentenza del Tribunale di Milano, gli amministratori nella redazione del bilancio del precedente esercizio, pur utilizzando i “criteri di funzionamento”, devono tenere conto degli effetti che la liquidazione della società, imminente o già deliberata, produce sulla composizione del suo patrimonio e sul valore recuperabile delle sue attività. Inoltre, sebbene il ricorso ai criteri valutativi propri della liquidazione debba avvenire dopo l’avvio della procedura stessa, il rendiconto sulla gestione degli amministratori va comunque compiuto tenendo conto dell’intervenuto scioglimento della società, e, quindi, dei relativi riflessi per la mancanza di prospettiva di continuità aziendale.

di Giuliano Buffelli

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