NORME E TRIBUTI MESE

Deducibili le somme erogate a seguito di risarcimento per danno erariale

Data la natura risarcitoria e non afflittiva delle somme erogate da una società a titolo di danno erariale e considerata la riconducibilità dell’evento da cui scaturisce l’obbligo di pagamento delle somme in esame (inadempimento di obblighi contrattuali) nell’ambito dell’attività d’impresa, si ritiene che le stesse siano deducibili in quanto inerenti a tale attività. Tale affermazione trova il suo fondamento anche nell’orientamento della prassi e della giurisprudenza che considera indeducibili solo le sanzioni per comportamenti illeciti in quanto essi spezzano il nesso di inerenza, atteso che la spesa non nasce nell’impresa, ma in un atto o fatto, quello antigiuridico, che per sua natura si pone al di là della sfera aziendale. Diversamente sono ritenute deducibili le somme dovute a titolo di risarcimento danni.

di Luca Miele e Valeria Russo

Stazioni di servizio: ammortizzabile il terreno con "vita utile" limitata

La Corte di Cassazione, con sentenza delle Sezioni unite 10225/2017, ha affermato che il costo del terreno su cui insiste un impianto di distribuzione carburanti è fiscalmente ammortizzabile a condizione che il terreno abbia una utilizzazione limitata nel tempo. La sentenza, pur se riferita a fatti di causa anteriori all’introduzione del Dl 223/2006, che ha sancito l’indeducibilità dell’ammortamento dei terreni sottostanti o pertinenziali a fabbricati strumentali, offre spunti interpretativi validi anche per la situazione normativa vigente, affermando incidentalmente che l’attuale indeducibilità subisce comunque una deroga nei casi sopra indicati.

di Luca Gaiani

IVA

Il deposito fiscale al servizio dei beni nazionali e comunitari

Il legislatore ha dovuto adottare varie cautele per evitare l'utilizzo anomalo della disciplina dei depositi fiscali, istituiti nel 1997 per facilitare il commercio internazionale. L'estrazione di merci verso il nostro Paese vedeva, infatti, l'assolvimento dell'Iva effettuato in ogni caso in reverse charge , cioè con una mera scrittura contabile, in quanto all'imposta dovuta si contrapponeva un computo di segno contrario per lo stesso importo, a motivo dell'esercizio del diritto di detrazione. Ulteriore rischio consisteva nel possibile innesco di una frode carosello, con l'imposta sulla successiva rivendita non versata all'erario da soggetti che sorgevano e scomparivano in poco tempo. Con le innovazioni normative decorrenti dal 1° aprile 2017 si ampliano le possibilità di utilizzo del deposito.

di Raffaele Rizzardi

Valore doganale tra dichiarazioni a "forfait" ed accertamento potenziato

La nuova disciplina recata dall’articolo 73 Cdu – come illustrata dalla circolare del 21 aprile scorso delle Dogane – consente di determinare la valorizzazione delle merci in dogana su base forfetaria, per accedere alla quale è necessario attivare una specifica procedura di ruling che permette agli operatori di blindare la catena del valore ai fini doganali per un periodo fino a tre anni, rinnovabile. La procedura risolve le criticità relative alle operazioni in cui il valore di transazione o gli elementi ad esso accessori, da dichiarare in dogana, non sono compiutamente determinati o determinabili al momento dell’espletamento delle formalità di confine. Per l’importazione, dunque, è possibile determinare il valore da dichiarare sulla base di un agreement tra operatori ed autorità. Eventualità quest’ultima non accessibile, al momento, per export, dove l'unica soluzione percorribile è la dichiarazione incompleta.

di Benedetto Santacroce e Ettore Sbandi

Abuso del diritto: non c’è elusione se il vantaggio fiscale deriva da una norma successiva

Ai fini della configurabilità di una condotta abusiva, l’agenzia delle Entrate deve fornire la dimostrazione che il contribuente abbia l’intenzione di ottenere un indebito vantaggio fiscale. Tale intenzione non è ravvisabile nei casi in cui emerge che la concatenazione di atti sindacata dalle Entrate non è preordinata sin dal suo inizio all’ottenimento del risparmio d’imposta. Questo è quanto affermato in una sentenza della Corte di Cassazione, pronunciata di recente ai fini delle imposte dirette, nell'ambito di una vicenda relativa ad un'operazione di riorganizzazione societaria. Secondo la Suprema Corte l'intento elusivo nel caso di specie non è riscontrabile in considerazione del fatto che il vantaggio fiscale è stato attribuito da una norma introdotta successivamente al momento in cui la società aveva realizzato i presupposti per la spettanza di tale vantaggio.

di Massimo Antonini e Paolo Piantavigna

"Ne bis in idem": una terza via nella connessione tra i procedimenti 

La Corte Edu con la sentenza 24130/11 del 2016 offre un nuovo orientamento sul ne bis in idem : i giudici italiani non potranno non tenere conto nelle decisioni di questo cambio di rotta che ne rende più difficile la configurazione. È quanto emerge, in sintesi, dall’analisi dell’Ufficio del Massimario della Cassazione nella recente relazione 26 del 2017, dedicata al discusso istituto. In attesa che la Corte europea e la Corte costituzionale si pronuncino nuovamente, l'Ufficio, con una approfondita relazione, fa il punto sullo stato della giurisprudenza nazionale e comunitaria in materia e, soprattutto, tenta di individuare l’evoluzione della giurisprudenza internazionale.

di Laura Ambrosi e Sara Mecca

“Transfer pricing” e nuovo falso in bilancio: esistono interferenze? 

Malgrado il travaglio dottrinario e giurisprudenziale che per lunghi anni ha interessato lo specifico problema della punibilità delle valutazioni estimative nel contesto delle false comunicazioni sociali (articolo 2621 del Codice civile), la Cassazione a Sezioni unite ha inteso, da ultimo con la sentenza 22474 del 2016, abbracciare la tesi della sussistenza di una responsabilità penale anche di contenuto valutativo. Quali siano le eventuali ripercussioni sistematiche dell’interpretazione stessa sulla tematica del transfer pricing è tema che non risulta essere stato finora specificamente esaminato dalla dottrina né oggetto di particolari interventi giudiziari.

di Ivo Caraccioli

Strumenti finanziari derivati: le nuove regole contabili 

La novità più rilevante in materia di redazione del bilancio apportata dal Dlgs 139/2015 riguarda la contabilizzazione degli strumenti finanziari derivati. L’articolo 2426, numero 11-bis, del Codice civile, introdotto dal decreto, prevede la rilevazione in bilancio degli strumenti finanziari derivati e la loro valutazione al fair value a partire dall’1 gennaio 2016, anche per quelli in corso a tale data. L’Organismo italiano di contabilità (Oic) ha predisposto il principio contabile Oic 32 “Strumenti finanziari derivati” che detta le nuove regole contabili. Nel documento, che contiene quattro appendici e numerosi esempi, sono illustrate le motivazioni alla base delle scelte contabili adottate nella stesura del principio, tra le quali è di particolare interesse la spiegazione delle semplificazioni adottate rispetto alla prassi internazionale. Per le imprese, che hanno operato correttamente anche in passato, i cambiamenti sono all’insegna della maggior chiarezza dei dati contabili.

di Franco Roscini Vitali e Angelo Pascali

Atti fiscali emessi in corso di fallimento: il curatore non è garante del fallito

Qualora le pretese impositive, notificate al curatore del fallimento, riguardino presupposti di imposta sorti in epoca precedente alla dichiarazione di fallimento, il credito del fisco dovrà partecipare al concorso. Se, invece, il presupposto di imposta sorge nel corso della procedura ovvero se viene contestato al curatore (cui comunque non sono applicabili le sanzioni se si tratta di fallimento di società di capitali) un certo inadempimento fiscale, allora il credito tributario che ne sorge dovrà essere pagato in prededuzione, salvo il riparto in caso di incapienza dell'attivo. A fronte di pretese fiscali infondate o discutibili è ad ogni modo opportuno che il curatore le impugni (sempre che ciò corrisponda a un interesse per la procedura); come dovrà essere valutata l'opportunità di impugnare le sentenze sfavorevoli tenendo conto che in base all'attuale (ma non condivisibile) giurisprudenza il fallito non possiede in proposito alcuna legittimazione.

di Fausta Brighenti

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