NORME E TRIBUTI MESE

Patent box: successione piena per le operazioni straordinarie

La circolare 11/2016 dell'Agenzia delle Entrate affronta tutti gli aspetti del regime di imposizione preferenziale dei redditi derivanti dallo sfruttamento dei diritti di privativa industriale (c.d. patent box ). In particolare, relativamente alle perdite, viene precisato che, attraverso il meccanismo di " recapture ", il reddito agevolabile viene ridotto delle perdite degli esercizi precedenti, anche anteriori all'ingresso nel regime patent box , così da rendere fruibile il beneficio solo sull'eccedenza dei redditi rispetto alle perdite. Sul tema delle operazioni di riorganizzazione aziendale, l'Agenzia delle Entrate ritorna con un'analisi maggiormente funzionale alla riallocazione dei beni immateriali agevolabili all'interno dei gruppi nazionali e multinazionali dando impulso, così, anche ad un possibile rientro degli intangible assets italiani attualmente detenuti all'estero.

di Raffaella Vio

Stabile organizzazione e determinazione del reddito: l'evoluzione del contesto comunitario e nazionale

L'articolo 7 del Dlgs 147/2015 ha esplicitato l'applicazione del "functionally separate entity approach " , elaborato in ambito Ocse, per la concreta determinazione del reddito della stabile organizzazione. Tale contributo ha pertanto permesso, da una parte, di introdurre legislativamente nel nostro ordinamento alcuni principi che erano già applicati nella prassi, ma mancavano di una chiara codifica normativa; dall'altra, di esplicitare alcune regole in linea con le indicazioni e gli orientamenti espressi in ambito Ocse. In pratica, andranno applicati i criteri " at arm's lenght " stabiliti dal Commentario all'articolo 7 del modello Ocse e dal 2010 Report on the Attribution of Profits to Permanent Establishment del 22 luglio 2010.

di Marco Piazza e Alberto Trainotti

Codice doganale Ue: dal 1° maggio sdoganamento più facile e premi agli operatori affidabili

Il 30 dicembre 2015 è stato approvato il regolamento delegato 2446/2015, che integra il regolamento 952/2013 recante il nuovo Codice doganale dell’Unione, rendendone possibile l’applicazione a partire dal 1° maggio 2016. Con questo regolamento, l’esecutivo comunitario ha inteso superare gli scogli del livello estremamente elevato di informatizzazione delle procedure doganali introdotte dal Cdu. Modifiche di assoluto rilievo interverranno sui processi di sdoganamento, sui regimi e sulle autorizzazioni al deposito o al perfezionamento, sulle garanzie, con flussi di telematizzazione che coinvolgeranno contemporaneamente tutte le dogane comunitarie. Inoltre, si registrano profondi impatti in materia di classificazione, valore e origine, con una forte spinta verso il dialogo tra operatori e autorità doganali, con il potenziamento dell’istituto del ruling . Infine, la certificazione di qualità doganale Aeo, che si conferma il cardine del nuovo sistema, le cui facilitazioni sono riconosciute solo agli operatori affidabili.

di Benedetto Santacroce e Ettore Sbandi

IVA

Il presupposto del consumo e la rilevanza dello scambio prestazione/controprestazione

La qualificazione dell’Iva come imposta sui consumi assume, almeno fuori dei confini dell’indagine scientifica, carattere “quasi-dogmatico”. Con il risultato che, nei casi in cui l’individuazione dell’effettiva sussistenza di un’ipotesi di consumo si riveli incerta e, conseguentemente, dubbia la rilevanza Iva dell’operazione, emergono evidenti sia la mancanza di una definizione normativa sia la carenza di contributi interpretativi che offrano una declinazione “in concreto” di tale concetto. L’effetto è che anche le rare pronunce della giurisprudenza sul tema rischiano di essere archiviate come questioni per addetti ai lavori, quando invece si tratta di problematiche di assoluto rilievo pratico. Altrettanto rilevanti sono le incertezze che contraddistinguono talune fattispecie con riguardo all’esistenza del nesso diretto fra prestazione e controprestazione e, dunque, alla verifica dell’economicità dell’operazione.

di Massimo Sirri e Riccardo Zavatta

Confisca obbligatoria: legislatore e giurisprudenza tracciano i limiti

Il nostro ordinamento prevede l’obbligo, nel caso di condanna o patteggiamento per uno dei reati tributari previsti dal Dlgs 74/2000, della confisca, diretta o per equivalente, dei beni che costituiscono il profitto o il prezzo del reato. In sostanza, il giudice, nel caso di pronuncia di sentenza di condanna ovvero di patteggiamento ai sensi dell’articolo 444 del Codice di procedura penale, deve disporre la confisca di ciò che è servito a commettere il reato (prezzo del reato) ovvero che dal reato è derivato, costituendone il profitto (che coincide, in sostanza, con l’imposta evasa). Vi sono tuttavia dei limiti all’operatività dell’istituto, alcuni tracciati dallo stesso legislatore, altri definiti, di volta in volta, dalla giurisprudenza di legittimità.

di Antonio Iorio e Sara Mecca

"Nuova" recidiva applicabile solo dopo una precedente constatazione

Fino all’entrata in vigore delle disposizioni del Dlgs 158/2015, la recidiva ha trovato limitatissimo utilizzo. Dal 1° gennaio 2016 viene, invece, a perdere la connotazione della facoltatività e diviene obbligatoria. Risulta fondamentale definire il rapporto dell’istituto con il cumulo giuridico a fronte delle perplessità sulle indicazioni di prassi che indicano l’applicabilità della recidiva alla sanzione più grave. Nell’ottica del principio di unicità della penalità ex articolo 12 del Dlgs 472/1997, che contempla il fondamentale elemento dell'interruzione, la recidiva si può realizzare solamente rispetto ad una precedente constatazione anche di plurime violazioni. Se, quindi, avviene una successiva constatazione di violazioni anche plurime rispetto ad una precedente constatazione di violazioni della stessa indole, la recidiva trova applicazione, se la prima constatazione si è realizzata nei tre anni anteriori, con l'aumento fino alla metà in relazione alla sanzione unica della seconda constatazione.

di Dario Deotto

Azioni a "voto plurimo" e a "voto maggiorato":doppio binario per proprietà e controllo

La possibilità di emettere azioni a "voto plurimo", per quanto concerne le società per azioni che non fanno ricorso al mercato del capitale di rischio, e azioni a "voto maggiorato", per quanto concerne le società per azioni con azioni quotate nei mercati regolamentati, ha rappresentato il superamento della regola cristallizzata per decenni in virtù della quale ad un'azione poteva corrispondere l'espressione di un solo diritto di voto (c.d. one share one vote ), nonché slegato definitivamente il "potere" del socio all'interno della società in relazione all'investimento economico effettuato.

di Angelo Busani e Elisabetta Smaniotto

Oic 15 e 19: nei principi in consultazione contano le dimensioni delle società

L’Oic ha posto in consultazione i principi contabili Oic 15 “Crediti” e Oic 19 “Debiti”. Questi principi sono stati aggiornati nella struttura e nel contenuto per tener conto di due delle principali novità legislative introdotte con il Dlgs 139/2015: l’approccio normativo per categorie dimensionali (in virtù del quale al decrescere delle dimensioni aziendali corrisponde la progressiva semplificazione delle regole di redazione del bilancio) e l’introduzione del criterio del costo ammortizzato e del processo dell’attualizzazione (in termini obbligatori per le imprese medio-grandi e facoltativi per le piccole imprese e le micro-imprese). I predetti principi contengono anche le regole per la prima applicazione del costo ammortizzato e dell’attualizzazione.

di Marco Venuti

Verifica della continuità aziendale ed effetti sulle valutazioni contabili

In quel particolare contesto della vita societaria che è la crisi d’impresa l’analisi della permanenza della continuità aziendale, e le conseguenze di carattere valutativo derivanti da una sua mancanza ovvero da una sua presenza “attenuata”, coinvolge molteplici soggetti: in primis l’organo delegato alla gestione per i soggetti in bonis , l'organo di controllo, per poi scendere al debitore in crisi, al relativo organo di controllo, all’attestatore, al curatore e al commissario giudiziale. Detti soggetti devono valutarne la sussistenza ed assumere, per gli ambiti di competenza, specifiche determinazioni. Sono esaminate le implicazioni del principio di continuità aziendale nelle procedure concorsuali (fallimento e concordato preventivo) e preconcorsuali (accordi di ristrutturazione del debito e piani attestati) che esplicano effetti anche sui profili valutativi della rappresentazione contabile della situazione aziendale.

di Giuliano Buffelli

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