NORME E TRIBUTI MESE

Il trasferimento di aree edificabili: regime fiscale e calcoli di convenienza

Ai fini delle imposte dirette, la cessione di aree edificabili da parte di persone fisiche, società semplici ed enti non commerciali genera una fattispecie rilevante ex articolo 67 del Tuir. Tuttavia le modalità di determinazione della plusvalenza sono diverse a seconda che il proprietario venditore abbia ricevuto il terreno a titolo gratuito oppure a titolo oneroso; ed ancora le modalità di determinazione della base imponibile variano a seconda che l’area ceduta sia semplicemente suscettibile di utilizzazione edificatoria senza opere di urbanizzazione oppure se l’area abbia subito il processo di lottizzazione. Inoltre, occorre considerare che dal 2002 numerose norme hanno consentito la rivalutazione delle aree edificabili al fine di rideterminare il costo fiscalmente rilevante.

di Gian Paolo Tosoni

Detrazioni per la ristrutturazione degli immobili d’impresa: vale il limite della strumentalità

Il nostro ordinamento tributario ha inteso agevolare la valorizzare dei centri storici e del patrimonio edilizio esistente, evitando la creazione di nuove periferie e il consumo di suolo. Si è, inoltre, incentivata la riqualificazione energetica degli edifici al fine di diminuire i consumi di energia da fonte fossile e l’emissione di gas serra. Tuttavia risulta complessa la fruizione delle detrazioni del 50% per la ristrutturazione di immobili abitativi, locati da società in nome collettivo e società in accomandita semplice. Controverso, infatti, appare l’inquadramento di tali immobili, qualificati come beni strumentali secondo i più recenti orientamenti della Suprema Corte e "immobili patrimonio" secondo la prassi. Criticità emergono anche con riguardo alle spese sostenute dalle immobiliari di gestione per la riqualificazione energetica degli immobili locati: la prassi sembra escludere tale possibilità, ammessa invece dalla giurisprudenza.

di Stefano Cingolani

IVA

Frodi “carosello”: dalla Corte Ue maggiore tutela al contribuente in buona fede

L’attenzione della giurisprudenza, sia comunitaria sia nazionale, si è sempre concentrata, con riguardo al cosiddetto fenomeno delle “frodi carosello”, sulla corretta ripartizione dell’onere probatorio tra Amministrazione finanziaria e contribuente ( rectius cessionario) in merito alla buona fede di quest’ultimo che, per consolidata giurisprudenza comunitaria, deve sussistere al fine di permettergli la detrazione dell’Iva pagata al cedente in mala fede, qualora a posteriori l’operazione si rivelasse essere soggettivamente inesistente. Gli ultimi arresti giurisprudenziali della Corte di giustizia Ue e della Corte di Cassazione sembrano finalmente fare un passo in avanti, individuando, quanto meno in negativo, anche gli elementi che di per sé non possono ritenere soddisfatto l’onere probatorio spettante all’Amministrazione finanziaria.

di Domenico Pezzella e Benedetto Santacroce

Procedure omogenee e risposte tempestive per rendere più efficaci i nuovi interpelli

Omogeneità delle procedure e dei loro effetti, tempestività della risposta, eliminazione della obbligatorietà per alcune tipologie di interpello, tutela giurisdizionale: sono questi i criteri direttivi dettati dalla legge delega fiscale per la revisione della disciplina dell'interpello. Accanto al restyling delle forme tradizionali dell'istituto, con l'intervento del Dlgs 156/2015, al fine di favorire il rapporto di collaborazione tra fisco e contribuente, da una parte, e stimolare l'internazionalizzazione delle imprese italiane ed estere, dall'altra, sono state introdotte due nuove tipologie: l'interpello preventivo abbreviato e l'interpello per i nuovi investimenti. Inoltre, è stato rafforzato il già esistente istituto del ruling internazionale, estendendone l'ambito oggettivo di applicazione.

di Pierpaolo Ceroli

Come cambiano i reati tributari: sanzioni correlate alla gravità dei comportamenti

È entrata in vigore dal 22 ottobre 2015 la revisione del sistema sanzionatorio penale-tributario contenuta nel Dlgs 158/2015, che ha tra gli obbiettivi quello di correlare le sanzioni all’effettiva gravità dei comportamenti. Pertanto, da un lato, sono introdotte circostanze di non punibilità per alcuni reati, dall’altro, pene più severe per altri, tra cui, in particolare, i reati di omessa presentazione della dichiarazione, di occultamento o distruzione di scritture contabili e di indebita compensazione di crediti inesistenti. Tra le novità, l’innalzamento delle soglie di punibilità per i reati di dichiarazione infedele e di omesso versamento e l’introduzione del reato di omessa presentazione della dichiarazione del sostituto di imposta.

di Antonio Iorio e Sara Mecca

Diritti “particolari” per premiare le qualità del socio di Srl

La riforma del diritto societario ha ammesso la possibilità di modellare lo statuto di società a responsabilità limitata facendo ricorso alle regole proprie delle società di persone o a quelle delle società di capitali (società per azioni). Al fine di personalizzare la partecipazione sociale, elevando la figura del socio, nello statuto sociale possono quindi essere previsti «particolari diritti», ovvero, privilegi di natura amministrativa o patrimoniale, attribuiti al singolo socio, per premiarlo in ragione di particolari qualità personali o capacità e per favorirlo rispetto agli altri soci.

di Angelo Busani e Elisabetta Smaniotto

Il nuovo Oic 29 tra cambiamenti di principi, correzioni di errori ed eventi straordinari

Con la nuova edizione dell’Oic 29 si è provveduto a: riformulare la disciplina della determinazione degli effetti del cambiamento di principio in maniera più puntuale, limitando l’applicazione del metodo prospettico a specifici casi; rivedere la disciplina della rilevazione degli errori al fine di garantire uniformità di trattamento degli stessi, eliminando la distinzione tra "errori determinanti" ed "errori non determinanti"; ampliare la trattazione degli eventi successivi alla data di bilancio con l’obiettivo di trattare in maniera più esaustiva la possibilità che tali eventi possano comportare un problema di continuità aziendale. Si esamina il contenuto del principio che tratta tematiche "trasversali", rinvenibili in molteplici operazioni di predisposizione del bilancio, aggiungendo alcune considerazioni inerenti alle disposizioni del Dlgs 139/2015 (c.d. decreto “bilanci”), che entra in vigore il 1° gennaio 2016 e che comporta per alcune delle fattispecie esaminate ( in primis , l’area straordinaria del conto economico, destinata a sparire) importanti novità.

di Matteo Pozzoli

Nuove regole di comportamento per i sindaci delle non quotate

La speciale attività di vigilanza del collegio sindacale di società non quotate, nel corso della crisi di impresa (di natura preconcorsuale e concorsuale), è oggetto della norma di comportamento n. 11, declinata in undici principi, emanati dal Cndcec nel settembre 2015 e applicabili a decorrere dal 30 settembre 2015. Dopo una prima analisi circa la composizione, il funzionamento nonché il ruolo del collegio sindacale nella fase in cui possono rilevarsi i primi segnali di criticità, si esaminano i primi due dei suddetti principi, sviluppando considerazioni nell’ambito dello specifico strumento di gestione della contingenza. Sono, inoltre, esaminati i riflessi che le modifiche alla Legge fallimentare, introdotte dalla legge 132/2015, comportano nell’ambito delle attività del collegio sindacale.

di Giuliano Buffelli

Obblighi dichiarativi del curatore per il periodo di imposta precedente al fallimento

Una sentenza della Commissione tributaria regionale di Roma ha di recente affermato che il curatore del fallimento deve presentare la dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta precedente a quello in cui viene nominato. Il principio è apparso tanto più autorevole in quanto pronunciato in sede di rinvio, a seguito di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione che aveva annullato – sul ricorso dell’Agenzia delle Entrate - la precedente sentenza della Commissione regionale. In realtà non esiste alcuna norma che obbliga il curatore del fallimento a presentare tale dichiarazione. Principio che la Suprema Corte conferma a chiare lettere. Tuttavia, il particolare meccanismo processuale del giudizio di rinvio ha tratto in errore la Commissione tributaria regionale cui è sfuggito che sulla questione era sceso il giudicato interno.

di Fausta Brighenti

loader